Ci sono storie che possono essere raccontate attraverso medaglie, tempi e classifiche. E poi ci sono quelle che, per essere davvero comprese, hanno bisogno di partire da molto più lontano.
È quello che fa Andrea Filiberti nel suo articolo pubblicato su Punto e Virgola: raccontare Luca Panciroli non soltanto come atleta, ma come amico conosciuto da ragazzo, quando quel “caschetto moro veloce come il vento” correva già più forte di tutti.
Chi ha detto che non posso vincere?
Dall’infanzia al calcio, dall’incidente al percorso che lo ha portato verso il paratriathlon, il racconto attraversa undici anni di vita e arriva fino alle gare, alla maglia azzurra e ai titoli italiani conquistati da Luca. Un percorso fatto di cambiamenti, allenamenti, disciplina e una costante voglia di mettersi alla prova.
Ma soprattutto racconta una cosa che va oltre lo sport: la mentalità di chi non accetta che qualcuno stabilisca in anticipo ciò che può o non può fare.
Nel dicembre scorso, parlando del suo futuro, Luca aveva detto ad Andrea: “Voglio realizzare il mio sogno. Non ti dirò qual è, ma ha diversi colori.” Una frase che oggi, riletta alla luce del percorso fatto, racconta perfettamente il modo in cui Luca guarda avanti: senza anticipare il traguardo, ma continuando a lavorare per raggiungerlo.
L’articolo si chiude con una domanda che sembra quasi una risposta: “Hai mai sentito parlare di Luca Panciroli?”
Noi sì. E sappiamo che il viaggio è ancora in corso.
Perché, in fondo, è proprio questo il senso di Life is a Party: non fermarsi al risultato, ma vivere ogni sfida, allargare l’orizzonte e continuare a vedere tutto quello che ancora può succedere.

